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Minaccia Ibrida: la guerra al terrorismo passa in secondo piano rispetto alla total war.

Questo blog del sito GeocrimeAcademy è dedicato all’analisi dei fenomeni di insorgenza, eversione e terrorismo in quanto potenziali strumenti strategici e tattici di influenza nell’ambito della political warfare o Minaccia Ibrida che investe un carattere di allarme anche nel nostro Paese sebbene ancora non se abbia un’adeguata consapevolezza.

Ciò premesso avviamo il nostro lavoro di analisi partendo da un dato di primaria importanza:

con la National Defense Strategy 2018 il Dipartimento di Stato rileva che ad oggi la preoccupazione principale dell’apparato di difesa attiene alla competizione tra Stati e non più dal  terrorismo, e che quindi la minaccia alla sicurezza nazionale statunitense proviene da eventuali conflitti con i principali competitori internazionali quali Cina, Russia, Iran e Corea del Nord.

In tale contesto gli adattamenti strutturali del sistema di difesa sono evidentemente di primaria importanza per l’intero apparato di sicurezza statunitense ripartendo dal concetto del Mutually Assured Destruction nella consapevolezza, e speranza, che il ricorso su larga scala all’uso dell’arma nucleare da due o più contendenti comporterebbe la mutua distruzione. 

L’aspetto che tuttavia merita grande attenzione concerne “… il riemergere di una competizione strategica di lungo termine, la dispersione delle tecnologie, e un nuovo concetto di guerra e competizione …”.

In sostanza si deve rilevare e consolidare la consapevolezza che i fenomeni di terrorismo, nella condivisibile analisi statunitense, sono passati dall’essere un problema in quanto tale ed a sé stante, dal 2001 in avanti si è parlato della guerra al terrorismo, ad un ambito relativo alla competizione con altri Stati in considerazione della volatile situazione internazionale che caratterizza il corrente periodo storico.

Questo mutamento di ottica è sostanziale in quanto determina la necessità di ripensare le politiche di contrasto ai fenomeni di terrorismo in considerazione della loro strumentale azione a favore di terzi.

LA FIGURA DEL TERRORISTA: UN’ANIMA SILENTE PRESENTE IN OGNUNO DI NOI? Riflessioni di Vittorio Perazzo.

Vorrei ringraziare, nell’approcciarmi ad alcune riflessioni analitiche sull’elaborato, GeocrimeAcademy per aver condiviso il lavoro di Elisabetta Sanlorenzo che propone, in un’ottica estremamente interessante, un tema e problema sempre molto attuale suscitando ulteriori interrogativi assolutamente degni di approfondimento.

Per leggere l’elaborato di Elisabetta Sanlorenzo LA FIGURA DEL TERRORISTA: UN’ANIMA SILENTE PRESENTE IN OGNUNO DI NOI? È sufficiente registrarsi gratuitamente al sito www.geocrimeacademy.com oppure scrivere all’indirizzo mail info@geocrimeacademy.com

foreign fighters returners lone wolfe

Considerato che le origini e l’analisi del concetto di terrorismo devono essere inquadrate sotto il profilo giuridico così come quello delle scienze sociale, è conveniente iniziare dall’esplorazione dell’origine di tale concetto.

È importante innanzi tutto tenere a mente che terrorismo e insorgenza sono fenomeni diversi anche se spesso sinergici al fine di consentirne un’appropriata comprensione e valutazione. In particolare sappiamo che l’insorgenza nei territori rappresenta la naturale risposta e adattamento locale alle esigenze particolari che non trovano delle soluzioni politiche da parte dei governi sempre più svuotati di forza sovrana intrinseca. 

In questo senso, Andrea Beccaro sul tema “Siraq” si chiede se in quell’area si sia in presenza di un fenomeno di terrorismo oppure di insorgenza, affermando che “…  IS, rappresenta la minaccia più consistente anche a causa della sua pericolosità fuori area, come dimostrano le sue propaggini in Sinai, Libia e non solo. Non si dimentichi però che molte delle sue caratteristiche operative valgono anche, con le dovute diversità, per gruppi simili dell’area …”. Aggiunge che  “… offrire una definizione precisa della minaccia è difficile, poichè ormai il concetto stesso di guerra è radicalmente mutato, a tale trasformazione però non è corrisposta una condivisa visione del fenomeno da parte degli specialisti. Una della definizione più calzanti per IS  e gruppi affini e Hybrid Warfare, che descrive una situazione bellica generalmente tra uno Stato e un gruppo di irregolari i quali adottano una combinazione di tattiche. Come sostiene Metz, e più accurato considerare il terrorismo come una tattica o un metodo operativo che pùò essere utilizzato all’interno di una varietà di strategie compresa quella di un’insorgenza

Altri studiosi, come Steffen Hertog e Diego Gambetta ritengono che, a titolo di esempio, che la povertà abbia un’importanza disimogenea, rilevando che esisterebbe sia tra gli islamisti sia tra radicali di sinistra una correlazione positiva tra livello d’istruzione e militanza. 

Essi, inoltre, ritengono che Boko Haram, gli Shabab, i Talebani e l’Isis, sono gruppi che rappresentano una minaccia di primaria importanza in quanto ad essi si ricollegano organizzazioni locali che combattono un tipo di guerra più tradizionale, per meglio dire una forma organizzata di guerriglia. Questi si giovano di una territorializzazione e strategia localistica creando nei territori sotto il loro controllo una qualche forma di governo che comporta la strutturazione di interazioni con la comunità locale.  

L’elaborato, rispetto al terrorismo confessionale di matrice islámica, consente un’approfondimento utile al fine di acquisire concetti quali lonewolf e returnes, consentendo una serena valutazionesulla minaccia jihadista in Italia di scarsa entità in ragione del numero contenuto Foreign Terrorist Fighters, se comparato ai numeri di altri Paesi europei.

In quanto alla figura del terrorista l’analisi del lavoro dei due autori citati Horgan e Krueger, è di concreta importanza in linea generale ma soprattutto allorché si evidenzia che la povertà non è oggi una conditio sine qua non della carriera terroristica.  

Condivido pienamente l’affermazione conclusiva che inquadra il terrorismo contemporaneo quale fenomeno multicausale, in quanto generato dalla convergenza di più fattori, assegnando alla povertà, in senso lato, un valore assolutamente strumentale e quindi secondario rispetto alle cause profonde del contemporaneo terrorismo da ricercare nella ricerca di potere e legittimazione a livello locale nell’ambito più generale di un riequilibrio di dinamiche di potenza mondiali.

Vittorio Perazzo Donnes, Mayor (J)  de  Carabineros Cile, Master APC Università  di  Pisa,   Master in Antiterrorismo, Unicusano Roma