LA FIGURA DEL TERRORISTA: UN’ANIMA SILENTE PRESENTE IN OGNUNO DI NOI? Riflessioni di Vittorio Perazzo.

Vorrei ringraziare, nell’approcciarmi ad alcune riflessioni analitiche sull’elaborato, GeocrimeAcademy per aver condiviso il lavoro di Elisabetta Sanlorenzo che propone, in un’ottica estremamente interessante, un tema e problema sempre molto attuale suscitando ulteriori interrogativi assolutamente degni di approfondimento.

Per leggere l’elaborato di Elisabetta Sanlorenzo LA FIGURA DEL TERRORISTA: UN’ANIMA SILENTE PRESENTE IN OGNUNO DI NOI? È sufficiente registrarsi gratuitamente al sito www.geocrimeacademy.com oppure scrivere all’indirizzo mail info@geocrimeacademy.com

foreign fighters returners lone wolfe

Considerato che le origini e l’analisi del concetto di terrorismo devono essere inquadrate sotto il profilo giuridico così come quello delle scienze sociale, è conveniente iniziare dall’esplorazione dell’origine di tale concetto.

È importante innanzi tutto tenere a mente che terrorismo e insorgenza sono fenomeni diversi anche se spesso sinergici al fine di consentirne un’appropriata comprensione e valutazione. In particolare sappiamo che l’insorgenza nei territori rappresenta la naturale risposta e adattamento locale alle esigenze particolari che non trovano delle soluzioni politiche da parte dei governi sempre più svuotati di forza sovrana intrinseca. 

In questo senso, Andrea Beccaro sul tema “Siraq” si chiede se in quell’area si sia in presenza di un fenomeno di terrorismo oppure di insorgenza, affermando che “…  IS, rappresenta la minaccia più consistente anche a causa della sua pericolosità fuori area, come dimostrano le sue propaggini in Sinai, Libia e non solo. Non si dimentichi però che molte delle sue caratteristiche operative valgono anche, con le dovute diversità, per gruppi simili dell’area …”. Aggiunge che  “… offrire una definizione precisa della minaccia è difficile, poichè ormai il concetto stesso di guerra è radicalmente mutato, a tale trasformazione però non è corrisposta una condivisa visione del fenomeno da parte degli specialisti. Una della definizione più calzanti per IS  e gruppi affini e Hybrid Warfare, che descrive una situazione bellica generalmente tra uno Stato e un gruppo di irregolari i quali adottano una combinazione di tattiche. Come sostiene Metz, e più accurato considerare il terrorismo come una tattica o un metodo operativo che pùò essere utilizzato all’interno di una varietà di strategie compresa quella di un’insorgenza

Altri studiosi, come Steffen Hertog e Diego Gambetta ritengono che, a titolo di esempio, che la povertà abbia un’importanza disimogenea, rilevando che esisterebbe sia tra gli islamisti sia tra radicali di sinistra una correlazione positiva tra livello d’istruzione e militanza. 

Essi, inoltre, ritengono che Boko Haram, gli Shabab, i Talebani e l’Isis, sono gruppi che rappresentano una minaccia di primaria importanza in quanto ad essi si ricollegano organizzazioni locali che combattono un tipo di guerra più tradizionale, per meglio dire una forma organizzata di guerriglia. Questi si giovano di una territorializzazione e strategia localistica creando nei territori sotto il loro controllo una qualche forma di governo che comporta la strutturazione di interazioni con la comunità locale.  

L’elaborato, rispetto al terrorismo confessionale di matrice islámica, consente un’approfondimento utile al fine di acquisire concetti quali lonewolf e returnes, consentendo una serena valutazionesulla minaccia jihadista in Italia di scarsa entità in ragione del numero contenuto Foreign Terrorist Fighters, se comparato ai numeri di altri Paesi europei.

In quanto alla figura del terrorista l’analisi del lavoro dei due autori citati Horgan e Krueger, è di concreta importanza in linea generale ma soprattutto allorché si evidenzia che la povertà non è oggi una conditio sine qua non della carriera terroristica.  

Condivido pienamente l’affermazione conclusiva che inquadra il terrorismo contemporaneo quale fenomeno multicausale, in quanto generato dalla convergenza di più fattori, assegnando alla povertà, in senso lato, un valore assolutamente strumentale e quindi secondario rispetto alle cause profonde del contemporaneo terrorismo da ricercare nella ricerca di potere e legittimazione a livello locale nell’ambito più generale di un riequilibrio di dinamiche di potenza mondiali.

Vittorio Perazzo Donnes, Mayor (J)  de  Carabineros Cile, Master APC Università  di  Pisa,   Master in Antiterrorismo, Unicusano Roma

Un pensiero riguardo “LA FIGURA DEL TERRORISTA: UN’ANIMA SILENTE PRESENTE IN OGNUNO DI NOI? Riflessioni di Vittorio Perazzo.

  1. Ringrazio Vittorio per le sue riflessioni, in particolare, laddove si sofferma sulla distinzione tra terrorismo ed insorgenza riprendendo le osservazioni di Andrea Beccaro che, attraverso l’analisi della potenza di ISIS, sottolinea i cambiamenti intercorsi nel concetto di guerra e, pertanto, parla di conflitto ibrido.
    Gli stessi autori che ho preso in esame nel saggio, Horgan e Krueger, sostengono che il terrorismo sia una tattica, come lo stesso specialista americano Metz.
    Molto interessante la correlazione positiva tra istruzione e militanza individuata dai due studiosi, Steffen Hertog e Diego Gambetta, sia tra i radicali di sinistra sia tra gli islamisti. Anche lo storico francese Olivier Roy parla di continuità tra la contestazione dell’estrema sinistra occidentale degli anni Sessanta e quella dell’islamismo radicale degli anni Novanta. In entrambi i casi, per lo studioso, si tratta di una rivolta generazionale contro i genitori che non si sono ribellati e, pertanto, hanno tradito la rivoluzione, la democrazia, e l’Islam. Lo storico parla di una forma di contestazione contro l’ordine mondiale in nome di una comunità globale di individui oppressi. Secondo Roy il passaggio dal radicalismo di estrema sinistra all’islamismo e, successivamente, da quest’ultimo alla forma più radicale, ha inizio con la rivoluzione iraniana antimperialista.

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